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OUMINICCH'di Rosario Palazzolo Trilugia dell'impossibilità diretto e interpretato da Anton Giulio Pandolfo
Due uomini, una bara. E una decisione da prendere: chi vive, chi muore. Si può riassumere così lo spettacolo Ouminicch'. Trentasetti e Trentaquattru non hanno scampo, sin dal principio. Costretti come sono a giocarsi il tutto per tutto. Due uomini che sanno di morire e che per questo si affidano ad una spiritualità fatta di santini, di segni rivelatori che non rivelano, che restano silenziosi come una coscienza collettiva. Sembrerebbe una storia di mafia. In realtà, è una storia che ha a che fare con la vita, quella cupa e infame di chi non ha nessun altra via d'uscita, quella miserabile di chi ha vissuto nel sottosuolo becero della cultura del potere, quella viscerale di chi non possiede null'altro. Quella di tutti. È una storia che si universalizza, man mano, che ha la pretesa di farsi metafora comune di un luogo, il nostro, che ha smesso di appartenerci, che è divenuto di colpo un altro luogo, non più nostro. Il tutto, in un registro drammaturgico intriso di silenzi estenuanti e guizzi improvvisi, una lingua secca, carica d'umor nero, e un dialetto, quello palermitano, che gioca con la sintassi. Ouminicch' è il primo atto di una Trilugia dell'impossibilità che intende descrivere, partendo dalla concretezza della lingua siciliana, l'universalità delle relazioni umane. DEBUTTO E REPLICHE
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