rosario palazzolo

Del Disincanto
Laboratorio per una lingua incomprensibile

Solitamente è il racconto a produrre l'incantamento. E per racconto si intende qualsiasi forma di narrazione. Un incantamento, ovvero una specie di condivisione emotiva che conduce all'immedesimazione.
Ma l'incantamento è soprattutto manipolazione, ha a che fare con i consigli per gli acquisti e con la volgarità, con la religione e coi sensi di col pa, con la sottomissione.
È il buon senso che di buono ha davvero poco, è un morto al giorno per il nostro voyeurismo. L'incantamento è la medicina del potere. Che per potere ancora essere, se ne frega delle controindicazioni.
L'incantamento incanta, e per questo distrae, mortificando la nostra sensibilità e obbligandola a frignare quando non vuole.
È una sbirciata, l'incantamento, al dito che chissà dove andrà a infilarsi stavolta.
E l'incantamento è pure una febbre.
Una cura.
È il medico e il paziente.
L'incantamento è ciò che vediamo, anche quando non guardiamo.
L'incantamento è la più grande bugia che ci hanno raccontato, quella che non ci stanchiamo mai di ascoltare.
E invece l'artista dovrebbe essere sordo, un sordo con i sensi sempre allerta, dovrebbe notare ciò che gli altri evitano di notare, dovrebbe corrompere qualsiasi cosa, macinarla coi suoi denti aguzzi, dovrebbe risputarla senza paura, dovrebbe dire ciò che solitamente non si dice, alzarsi quando tutti stanno seduti, muovere le braccia nell'immobilità, l'artista dovrebbe avere il raro privilegio e la grande responsabilità di contraddire, compromettere, opporre, dovrebbe dire no molte più volte del necessario, no, no, una pagina di no.
Ma soprattutto l'artista dovrebbe svelare qualsiasi incantamento.
Perchè il primo compito dell'artista è disincantare, una volta per tutte, correndo il rischio che nessuno lo ascolti.
L'artista teatrale ha diversi modi per disincantare. Uno di questi è la lingua. La parola che infligge ai suoi personaggi deve smascherare la bugia, e per questo deve essere mezza falsa e mezza vera. Una realtà della finzione, verosimile e visionaria: un'incoerenza costante. Incomprensibile, per tentare il miraggio della comprensione. Perché la lingua va estrapolata. Deprivata dall'incantamento a cui l'abbiamo sottoposta. Deve stordire e confondere. Dire no a qualsiasi immedesimazione, dieci pagine di no.
Il laboratorio di scrittura teatrale Del Disincanto partirà da qui. Dal tentativo di disincantare la lingua. E pertanto si lavorerà coi dialetti, con le lingue popolari estorte dal popolare, provando a sconquassare l'incantamento che ancora una volta il pubblico pretenderà. Non perché sia cattivo, il pubblico, ma perché non siamo stati capaci noi, gli artisti.

Il Laboratorio inizierà il 21 novembre 2011 e si svilupperà in due parti.
La prima, che vedrà i partecipanti – un massimo di 15 – cimentarsi nella scrittura di un testo originale. La durata della prima fase sarà di tre mesi, con due incontri settimanali di 3 ore ciascuno.
La seconda – con l'eventuale presenza di altri iscritti – della durata di 3 mesi, con tre incontri settimanali di 3 ore ciascuno, in cui verrà preparato uno studio scenico della drammaturgia prodotta nella prima fase.
Ciascuno sarà regista del proprio testo, ciascuno sceglierà gli attori, tentando una mediazione fra la propria voce e quella dell'attore.

Il risultato finale sarà presentato al pubblico all'interno di un festival di teatro contemporaneo in primavera.

Il laboratorio è aperto a tutti.

Durante la prima fase, verranno invitati tre drammaturghi/registi di rilievo per uno stage gratuito.
Le domande di partecipazione comprensive di curricula, vanno inviate a teatrocontroverso@gmail.com
Allo stesso indirizzo, si possono richiedere ulteriori informazioni.

 
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